Ti amo, ti voglio, ti controllo: anatomia di un cavallo di Troia affettivo. C’è chi la chiama chimica, chi colpo di fulmine, e chi — con molta più precisione clinica — cavallo di Troia. La seduzione, quella patinata e strategica, viene spesso venduta come l'arte suprema del corteggiamento. In realtà, nei casi più scaltri (e meno sani), non è che un elegante sistema d’infiltrazione. Un modo impeccabile per superare le difese altrui, piantare le tende nel perimetro mentale dell'altro e, pian piano, iniziare a ridefinirne i confini. Il problema è che la linea di demarcazione tra il desiderio di conquistare e la smania di possedere ed esercitare il controllo è così sottile da dissolversi alla prima vera frizione. Quando l'attenzione dell'altro non è più un dono, ma un tributo che ci è dovuto; quando l'interesse si trasforma in sorveglianza e la "cura" somministrata a piccole dosi diventa il collante di una dipendenza... beh, stiamo uscendo dal territorio dell'amore per entrare dritti nel manuale della manipolazione. Nella seconda puntata di Psycosì, insieme al doc Domenico De Berardis, smontiamo la retorica del "ti conquisterò a tutti i costi". Parleremo di come riconoscere il confine sottilissimo (e pericoloso) tra il fascino autentico e le manovre di controllo sotterraneo. Perché la seduzione manipolatoria ha bisogno di insicurezze altrui per prosperare. La differenza radicale — e salvifica — tra una relazione basata sull'autonomia e una tenuta in piedi dai ganci invisibili del ricatto emotivo. Perché no, non è passione: spesso è solo un tentativo di annessione territoriale travestito da romanticismo. La nuova puntata vi aspetta online. Accendete il cervello, prima ancora delle difese.