Rubrica semiseria di psicologia

Psycosì... perché sono curiosa!

Un pò per natura, un pò per deformazione professionale osservo tutto: comportamenti, persone, fatti. Cerco risposte, provo a darle quando posso e se non riesco, chiedo a chi ne sa più di me. Non sempre servono e non sempre esistono ma una buona analisi psicologica può rivelare l'inaspettato!

Ringrazio il Dr. Domenico De Berardis per il prezioso contributo, con la sua esperienza e professionalità ha risposto alla mia curiosità e alla vostra!

Per questo... Psycosí!

Bianca Sortino

Bianca Sortino

Dr. Domenico De Berardis

Dr. Domenico De Berardis


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Per l’ultima puntata di questa stagione di Psycosí, abbiamo deciso di dare un vero pugno allo stomaco, senza filtri. Perché dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente e leggere un dato incontrovertibile: la solitudine, oggi, miete più vittime di quanto osiamo ammettere. Non è una passeggera sensazione di malinconia, ma un’emergenza silenziosa che si alimenta di un doppio, drammatico cortocircuito: Da un lato, la vergogna: il terrore di ammettere di essere soli, che ci spinge a nasconderci e a isolarci ancora di più. Dall’altro, la mancanza di empatia: un’incapacità diffusa di comunicare davvero e di accorgerci del silenzio di chi ci cammina a fianco. Ma dopo il pugno allo stomaco, arriva il momento di andare avanti e ricostruire. Se rompiamo questo tabù e impariamo a parlarne in modo chiaro, la solitudine smette di essere una condanna. Può diventare, invece, un'incredibile opportunità per ascoltarsi nel profondo e gettare le basi per relazioni più sane, forti e autentiche. Per chiudere questa stagione con la puntata più importante e necessaria, non potevamo scegliere tema diverso. Ne parliamo mercoledì nell'intervista con il grande doc Domenico De Berardis. Un dialogo forte, che scuote le coscienze ma che ci mostra la strada per ritrovare gli altri. Vogliamo parlarne insieme già da ora: vi è mai capitato di sentirvi invisibili in mezzo alla folla? Cosa vi ha frenato dal chiedere aiuto? Vi leggiamo nei commenti. Ci vediamo mercoledì per l'ultimo, straordinario appuntamento di questa stagione. Prepariamoci a riflettere davvero.

L'inganno dell'apparire: perché quello che dimostri agli altri non è autostima.
Quello che dimostri agli altri non ha niente a che vedere con la tua autostima.
Viviamo nell'inganno che mostrarsi sicuri di sé sul palcoscenico della vita equivalga ad avere una solida struttura interna. Ma la psicologia ci insegna l'esatto contrario: la performance non è amore di sé.
Per capire questo paradosso, basta guardare a due giganti come Diego Armando Maradona e Marilyn Monroe.
Il loro Self-Concept era elevatissimo: erano pienamente consapevoli del proprio potenziale immenso, sapevano di essere unici, dei geni assoluti nel calcio e nel cinema. Ma la loro Autostima era fragilissima, un castello di carte che dipendeva costantemente dallo sguardo, dall'approvazione e dal boato del pubblico. Quando le luci si spegnevano, quella dipendenza dagli altri rivelava il vuoto.
Nell'intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis facciamo chiarezza su tre concetti troppo spesso confusi:
Consapevolezza: Guardare in faccia la propria realtà, senza sconti.
Self-Concept: La lucida cognizione del proprio potenziale e di ciò che si è capaci di fare.
Autostima: Il valore profondo che dai a te stesso, che non ha bisogno di pubblico, di applausi o di dimostrare nulla a nessuno. Se dipende dagli altri, non è autostima. È solo un bisogno di approvazione.
C'è, dunque, un grande malinteso che devi smettere di rincorrere: quello che dimostri all'esterno non ha nulla a che fare con la tua autostima. Se hai bisogno del consenso altrui per sentirti valido, stai solo recitando una parte.
In questa puntata smontiamo questo inganno. Capiremo la differenza profonda tra consapevolezza, potenziale e vero valore personale. Perché l'autostima, quella vera, inizia solo quando smetti di dipendere dagli altri.

Sei quello che vivi: come le esperienze espandono la nostra intelligenza.

Abbiamo sempre pensato che l'intelligenza fosse una dotazione di base, un po' come l'altezza o il colore degli occhi.

Ma se ti dicessi che la tua intelligenza è un "cantiere in corso", e che il capo cantiere sei tu, attraverso quello che vivi ogni giorno?

Nella nuova puntata di PSYCOSÍ, il doc Domenico De Berardis mette in discussione la visione rigida delle "intelligenze multiple", proponendo una visione integrata: le nostre attitudini non sono isole, ma mondi che possono comunicare e potenziarsi. Compatibilità, non isolamento: Perché le diverse forme di intelligenza (logica, emotiva, creativa) non sono in competizione, ma sono i mattoni di un unico sistema che lavora in sinergia. L'esperienza come acceleratore: Il doc De Berardis spiega come non esista crescita intellettiva senza "sporcarsi le mani" con la realtà. Le esperienze di vita non sono solo ricordi, sono il nutrimento che espande le nostre connessioni mentali. Non è un dono, è un esercizio: Come possiamo allenare la nostra intelligenza? Smettere di cercare scorciatoie e iniziare ad abbracciare le sfide quotidiane. È lì, nel "vissuto", che avviene la vera evoluzione. La fine delle etichette: Smettiamo di chiederci "quanto" siamo intelligenti e iniziamo a chiederci "come" stiamo usando la nostra esperienza per diventare persone più complete. L'intelligenza non è quello che sai, ma come quello che hai vissuto ti ha cambiato. "Ti hanno mai detto che 'sei portato per la logica' o 'sei bravo solo con le emozioni'? Tutte balle! L'intelligenza non è un pacchetto chiuso che ti hanno dato alla nascita. È un muscolo che cresce solo se lo porti a spasso per la vita. PSYCOSÍ ha smontato il mito del QI... è la vita che ci rende più svegli.

Proiezione

Vedere negli altri, conoscere noi stessi: il segreto della proiezione.

Spesso si parla della proiezione come di un "filtro" che distorce la realtà. Ma se fosse, in realtà, il primo passo per capire chi siamo?
In questa intervista di Psycosì il Doc Domenico De Berardis ci spiega perché proiettiamo naturalmente parti di noi sugli altri: non è un difetto, è un tentativo incessante della nostra psiche di conoscersi. Possiamo rendere questo meccanismo un alleato prezioso per vivere relazioni più autentiche e consapevoli.
Siamo soliti pensare alla proiezione come a un ostacolo, qualcosa che ci impedisce di vedere le persone per quello che sono. Ma la proiezione non è "sbagliata": è un meccanismo naturale e profondamente umano. È il modo in cui la nostra mente cerca di dare un senso all'altro e, di riflesso, di comprendere se stessa.
Proiettare è un passaggio essenziale per entrare in relazione con il mondo e per iniziare il nostro processo di individuazione. Quindi si tratta di un meccanismo naturale, pertanto la proiezione non va demonizzata. È una funzione fisiologica della mente che ci permette di "abitare" l'altro e di sondare il terreno relazionale.

  • Proiettare per conoscerePerché le reazioni che abbiamo verso gli altri (attrazione o avversione) sono le nostre migliori informazioni? Analizziamo come ciò che vediamo fuori sia, in fondo, una parte di noi che chiede di essere riconosciuta.
  • Rendere la proiezione funzionale: Come trasformare una reazione impulsiva in un atto di consapevolezza?
  • Accettare il meccanismo: Invece di combattere la proiezione, usiamola come una mappa per mappare il nostro territorio interiore.
  • Integrare anziché giudicare: Ogni volta che riconosciamo una nostra proiezione, stiamo recuperando un pezzo del puzzle che ci compone.
  • Relazioni più sane: Quando smettiamo di usare l'altro come un "contenitore" inconsapevole delle nostre parti nascoste, le relazioni diventano molto più chiare, oneste e gratificanti.

Non dobbiamo smettere di proiettare, ma imparare a usare quello che vediamo fuori per costruire una versione più completa di noi stessi.
Guarda qui l'intervista integrale

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